Dalla collaborazione tra Modonutti e Oneworks nasce Kyoto, un sistema di sedute modulari che esplora nuove possibilità per gli spazi dell’ospitalità e del vivere contemporaneo. Abbiamo approfondito il progetto attraverso una conversazione con il team di design, guidato da Andrea Sanguineti, per scoprire visione, dettagli e sfide dietro il progetto della collezione.
D: Da dove nasce l’idea di questo sistema modulare?
AS: Il punto di partenza è stato il dialogo tra due identità molto forti. Da un lato, la visione contemporanea di Oneworks, dall’altro l’heritage manifatturiero Modonutti. Volevamo reinterpretare il linguaggio esistente dell’azienda — fatto di richiami vintage e grande attenzione al dettaglio — portandolo verso un sistema flessibile e adatto agli spazi contemporanei.
D: Il progetto gioca molto sui contrasti. Quanto è stato importante questo aspetto?
AS: È stato centrale. Abbiamo lavorato su un equilibrio tra opposti: morbidezza e rigore, comfort ed essenzialità. Le sedute sono ampie e accoglienti, mentre la struttura in legno introduce una dimensione più architettonica e precisa. Questo contrasto crea un’identità forte ma armoniosa.
D: Il legno ha un ruolo molto visibile, quasi strutturale.
AS: Assolutamente. Non volevamo che fosse solo un elemento tecnico nascosto. La struttura in legno diventa parte del linguaggio del progetto: giunzioni, profili, dettagli geometrici sono pensati per essere visti. È qui che emerge tutta il know-how Modonutti.
D: Come avete affrontato il tema del comfort?
AS: Il comfort è stato progettato con grande precisione. Le sedute sono profonde, i volumi degli schienali sono sagomati per accompagnare il corpo in modo naturale. Non è solo una questione di morbidezza, ma di ergonomia e proporzioni.
D: La modularità è uno dei punti chiave. Che tipo di flessibilità offre il sistema?
AS: È una modularità trasversale. Il sistema può adattarsi a contesti molto diversi: dalle residenze private alle aree retail, dai lounge dell’ospitalità ai contract del transportation — treni, aeroporti, navi — ogni configurazione risponde a esigenze specifiche mantenendo un linguaggio riconoscibile e scalabile. L’obiettivo era creare qualcosa di scalabile, capace di trasformarsi senza perdere coerenza formale.
D: Anche i tavolini sembrano parte integrante del progetto.
AS: Sì, non sono accessori indipendenti. Sono pensati come estensione del sistema: dialogano con le sedute per forme, materiali e proporzioni. In questo modo la modularità si espande anche alle superfici d’appoggio.
D: In una frase, come definireste questa collezione?
AS: Un sistema che unisce sofisticazione industriale e calore artigianale, capace di adattarsi a ogni spazio mantenendo una forte identità.